Gestire le criticità – la testimonianza di Marco Sideri

Gestire le criticità – la testimonianza di Marco Sideri 2560 1920 Adrilog

Nella seconda fase del percorso di formazione Adrilog Academy dedicato alle figure Senior abbiamo ospitato ed ascoltato l’esperienza di Marco Sideri che si posiziona in direzione opposta e contraria allo speech di Federico Vione.

Damiano lo ricorda così:”Ci ha testimoniato la consapevolezza dei suoi lati forti e deboli. Ci ha raccontato di come si circondasse di persone che potessero rafforzare la sua leadership globale. Ricordo l’importanza da lui rimarcata sui feedback negativi: bisogna ringraziare di riceverli, sono quelli che fanno crescere”.Federico ha raccontato la sua storia enfatizzando i momenti belli. Ma quelli non sono tutto, perchè lui stesso è stato molto odiato nel momento in cui ha dovuto gestire l’esodo di 500 persone. “In tempo di pace ci si organizza per il tempo di guerra. Siamo pronti a gestire Adrilog dagli attacchi esterni? Oggi viviamo i piccoli problemi: dobbiamo gestirli ed evitare di trovarci domani davanti a dei problemi insormontabili. Come si gestiscono? Portandoli sui giusti tavoli, gestendoli”.

Marco Sideri si presenta raccontando la sua storia che ripercorre dai suoi 26 anni, quando il papà Direttore di una grande azienda che conduceva insieme a fratelli e cugini, lo chiama a gestire il riassetto organizzativo, coadiuvato da un manager esterno. Una grandissima esperienza, qualcosa che gli ha insegnato più che tanti master e corsi di studio. L’obiettivo era quello di identificare nuovi ruoli che fossero basati sulla meritocrazia e non acquisiti automaticamente per anzianità.
Cresce l’azienda, ma crescono anche le frizioni familiari e societarie. Nel pieno coinvolgimento emotivo il papà di Marco, Cavaliere del lavoro alla guida della società, liquida i cugini indebitandosi enormemente. Contestualmente arriva la crisi del 2008. E l’azienda cliente più grande in portfolio paralizza le operazioni finanziarie quasi imponendo il fallimento.Marco vive un periodo di forte smarrimento. Licenziato dall’azienda che aveva rilevato la sua azienda e tutto intorno il vuoto. “Inizio a sentirmi colpevole, vivo il fallimento giuridico della mia società come se fosse il mio fallimento personale. Mi risollevo grazie ai miei due figli e un amico che mi ha offerto un lavoro da operaio. Non ero più in grado di pensare, nè di fare altro. Volevo eseguire quello che gli altri mi ordinavano. Ho continuato così per anni fino a che ho analizzato in maniera asettica tutto quel che era accaduto, senza colpevolizzarmi ma prendendo il buono da tutto quanto fatto. Ho iniziato da me e dal perdere 25kg. Ho intrapreso un percorso di coaching. Ho elaborato il lutto. Ora sono pronto a riniziare”.Interviene il Presidente Luca Mazzali “Grazie Marco per il tuo metterti a nudo davanti a noi. Mi sono rispecchiato molto nella tua storia e nella tua solitudine di uomo al comando. In Adrilog stiamo partendo dalla riorganizzazione e da un monitoraggio costante e oculato all’economicità dell’impresa. Gestiamo in sicurezza lo sviluppo, rischiando anche di essere impopolari”.Luigi: “Crede che una scelta diversa di suo padre quando ha liquidato gli altri familiari avrebbe portato ad un diverso destino l’azienda?”
Marco:”Si, credo che per crescere e mantenere il livello avrebbe dovuto puntare su professionalità esterne e diversamente skillate”.Marina: “Quando pensa si è palesato il rischio di una mancata ‘consapevolezza’?”
Marco: “Il manager che ci ha affiancato -o avrebbe dovuto farlo se non scalzato da reticenze familiari- ha portato tutti gli uffici a passeggiare nel reparto di produzione ed ha chiesto a tutti di esprimere il proprio punto di vista. E’ da un’osservazione esterna che saltano all’occhio le incongruenze palesi che lasciano sperperare risorse quando i tempi erano floridi.”Simona: “Come avete coinvolto i lavoratori nella situazione tragica?”
Marco: “Sempre come si farebbe in famiglia, in completa trasparenza. E’ per questo che ancora oggi mi rispettano. In momenti di difficoltà non bisogna mostrarsi deboli, ma nemmeno dire bugie”.Riccardo: “Suo fratello era Presidente, è per questo che ha dovuto subordinarsi alle sue decisioni anche se lei avrebbe insistito per intraprendere strade di business diverse quando un comparto stava andando male e l’altro su cui avrebbe voluto spingere andare poco ma mostrava maggior potenziale?”
Marco: “Rimpiango di non essere stato comunque più incisivo”.Vita: “Mi ha convinto a non accettare decisioni verso le quali sono in disaccordo”.
Marco: “I ruoli sono importanti. I problemi grandi e piccoli vanno affrontati. La soluzione si trova quando si è tutti convinti della bontà della conclusione”.Fabrizio: “In cosa è stato carente il management?”
Marco: “Si cercava di prendere decisioni senza urtare la sensibilità della famiglia. Ho imparato che il management non deve essere chi decide in azienda”. Luca M.: “Quanto è difficile andare oltre la gratitudine?”
Marco: “E’ importante accettare di non essere più all’altezza, rimettersi in gioco e formarsi per combattere le nuove sfide”.Pina fa il punto della situazione: un Board non funzionante non può essere tollerato. Cosa ci portiamo a casa?

  1. Il tavolo di Re Artù: tutti i cavalieri devono dire tutte le cose che vanno bene e male, però poi accettare la decisione finale.
  2. I feedback negativi non sono motivo di discussione, ma un regalo che sto ricevendo. Dagli errori si cresce.
  3. La managerialità va coltivata e sviluppata. devo capire cosa e come sviluppare e scegliere di dover ricorrere anche all’esterno se necessario.
  4. Riconoscere i veri amici: coltivare gli elementi delle relazioni che potremmo portarci a vita.

Luca D.B.: “Se il sistema avesse digerito la cura si sarebbe potuto sanare?”
Marco: “Si. Il manager temporaneo ci aveva consigliato di stravolgere i ruoli di Direzione e noi non lo abbiamo fatto perchè ricoperti da familiari”.Pino: “Il concetto famiglia e cooperativa sono associabili. Abbiamo problemi e non riusciamo a risolverli. Secondo me la soluzione non è certa e c’è bisogno di fortuna a trovare un manager esterno che sappia calarsi nel contesto e ‘salvarlo’ “.
Marco: “Ogni situazione va certamente analizzata. Però ti assicuro che se anche mio padre per me fosse un visionario, un bravo imprenditore e manager, avesse dato ascolto al punto di vista esterno non avrebbe liquidato le quote e sarebbe rimasto focalizzato sul business. Il tempo e l’urgenza fanno la differenza”.Simona: “La soluzione potremmo indagarla nel giusto bilanciamento tra consapevolezza e accettazione del rischio. Riconosciamo in ognuno di noi la possibilità di accettare le sfide e sfruttiamo a tale scopo queste occasioni di formazione e consulenza. Il cambiamento richiede l’investimento da parte di tutti”.Il Presidente: “Oggi abbiamo ricevuto un grande insegnamento: la consapevolezza che gli anticorpi vanno coltivati. e sono felice che, a fatica, lo stiamo già facendo tutti i giorni”.